Oggi e' Lunedì, 23 Ott 2017
Sei in:     Home Presentazione Opera
Presentazione e Storia dell'Opera PDF Stampa E-mail
Indice
Presentazione e Storia dell'Opera
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Tutte le pagine

 

"COME ERAVAMO"
STORIA DELLA PARROCCHIA DI S.PAOLO DALLE ORIGINI AGLI ANNI '80

CAPITOLO 1/6
Nel 1949 la Parrocchia di San Benedetto abbracciava un vastissimo territorio che partiva dalla Piazza Repubblica ed arrivava: ad est sino alle porte di Pirri e ad ovest sin quasi alle porte di Quartu Sant'Elena. La Via Dante aveva termine nella Piazza San Benedetto. Da questa piazza, che non meritava certo tale appellativo in quanto era uno slargo polveroso e fangoso dove aveva termine anche la Via Paoli con alcuni palazzi ancora in fase di ultimazione, partiva un'estesissima zona, che come si è detto arrivava sino alle porte di Pirri e Quartu, costituita da case di campagna, palazzi di edilizia popolare in fase di costruzione e tanti campi. Era questa la periferia più lontana dal centro di Cagliari. Infatti per percorrere a piedi il tratto di strada dalla attuale Piazza Giovanni XXIII alla piazza Garibaldi si impiegava circa mezz'ora. La parrocchia di San Benedetto aveva quindi, sia la giurisdizione della zona già urbanizzata (da Piazza Repubblica a Piazza San Benedetto), sia di quella più periferica in via di espansione. E' ovvio quindi che alla domenica numerose famiglie per partecipare alla messa dovevano percorrere anche qualche chilometro per raggiungere la chiesetta di San Benedetto che ancora oggi si trova nell'omonima via.
La prima Messa nel nuovo quartiere
Nel 1950 viene ultimata l'Opera Religiosa delle Suore della Sacra Famiglia, che diventerà poi l'asilo del quartiere, proprio al centro di questo vasto territorio che ancora oggi si trova in Via Raffaello e che allora aveva come indirizzo: "case sparse Zona S. Benedetto prolungamento Via Dante".

 

Il futuro asilo era fornito di un ampio salone e a tal proposito Antonio Puddu, che ancora collabora attivamente nella nostra Opera Salesiana, prese l'iniziativa di utilizzarlo la domenica affinché si celebrasse la Santa Messa agevolando, in questo modo quei molti fedeli che abitavano ben distanti dalla chiesa. Ne parlò con la Madre Superiora, suor Consolata oggi novantenne, che fu concorde e dopo aver avuto l'autorizzazione dal suo Superiore Monsignor Orrù, gli propose di fare la richiesta al parroco Monsignor Sirigu, chiamato dai parrocchiani Dottor Sirigu in ossequio, oltreché alla sua laurea, alla sua profonda cultura. Dal colloquio Antonio Puddu ebbe risposta positiva e dottor Sirigu assicurò la messa domenicale che verrà celebrata dal suo collaboratore Don Portigliotti, un giovanissimo sacerdote che fu il primo in assoluto del quartiere. Assicurata la messa domenicale Antonio Puddu e le suore si preoccuparono subito che alla stessa partecipassero soprattutto i giovani ed i ragazzi che inizialmente non fu facile convincere. A tal proposito organizzarono attività ricreative alternate a momenti di formazione cristiana e la presenza della gioventù alla funzione religiosa si fece sempre più numerosa. Erano in molti, infatti, coloro che se la squagliavano poco dopo esserci andati ma l'esempio dei loro compagni, soprattutto dei più "allegronis", li convinse e dopo non molto tempo la loro partecipazione fu quasi totale.
I costumi del quartiere
Il rione oltre al salone dell'asilo non disponeva di nessun altro servizio sociale. Non esistevano strade, l'illuminazione era scarsissima, non vi erano scuole ne mezzi pubblici. Gli abitanti erano in maggioranza operai, pescatori, artigiani, impiegati e molti erano i disoccupati. Era quindi, un quartiere prettamente popolare. E come in tutti i. rioni così popolari si rispettavano le tradizioni, anche culinarie. Nel periodo di carnevale, infatti, tutte le strade profumavano di zeppole e frittura. A fine estate moltissime famiglie accendevano i bracieri nei propri balconi per arrostirvi "sa lissa" ed in primavera "su giarrettu". E che suggestiva la notte di Natale quando l'aria fredda profumava di agnello arrosto e legna bruciata. A giugno i giovani per la festa di San Giovanni accendevano dei grandissimi falò ("is fogaronis") per eseguire il tradizionale salto dei fuochi che, in caso di riuscita, consentiva loro di far coppia con la ragazza prescelta per tutta la durata della festa anche se spesso, questo avveniva sotto lo sguardo non particolarmente consenziente (siamo negli anni cinquanta…!) dei genitori. Inoltre tutte le notti estive erano caratterizzate da spassosissimi giochi di gruppo organizzati dai giovani, ed i genitori affacciati ai balconi delle proprie case univano il piacere del refrigerio notturno allo spettacolo dell'allegria dei propri figli. Cito con piacere i giochi cosiddetti dei "is allegronis", in fondo popolari e divertenti per tutti. Fra questi prontus is cuaddus prontus, luna monda, zacca e poni, zacca-zacca su piscioneddu.
Le prime associazioni
Dal 1951 le persone che si occupavano dei ragazzi e delle famiglie bisognose aumentarono. E così si formarono le prime associazioni cattoliche. A Don Fortigliotti si sostituì Don Pisano che insieme a Suor Raffaelangela ed alla signora Brunetti si occuperà del Catechismo. In particolare Suor Raffaelangela seguirà per molti anni le ragazze e le giovani e la signora Brunetti si occuperà dell'organizzazione del Catechismo parrocchiale sino agli anni ottanta. Ad Antonio Puddu si affiancherà Emanuele Muscas ed altre signore si occuperanno delle famiglie più bisognose le quali diventeranno in seguito le Dame di Carità. Fra queste ricordiamo la Signora Tului che continuerà ad operare sino agli anni settanta, la Signora Oppo anch'essa attivissima anche in seguito con i Salesiani ed ancora oggi nostra parrocchiana, la Signora Zilio che continua ancora oggi la sua attività nella nostra opera e la Signora Puddu.
La prima vera grande festa
Grazie all'opera di queste persone ed all'assenso di Dottor Sirigu e del Superiore delle Religiose della Sacra Famiglia, nel 1951 circa duecento. fra ragazzi e ragazze del quartiere ricevettero la Prima Comunione e la Cresima, cerimonia che ebbe luogo nel giardino dell'asilo. Fu una grande soddisfazione per tutti coloro che organizzarono questo evento e fu una grande soddisfazione per tutto il rione. Alla buona riuscita collaborarono tutti, chi più, chi meno, ed i preparativi incominciarono qualche settimana prima. Si cercò di rendere anche più bello quel quartiere dimenticato illuminandolo, per l'occasione, a spese delle famiglie e si addobbò con uno scintillio di luci la facciata dell'asilo. Ed ecco il giorno tanto atteso. E' il 13 giugno 1951. L'Arcivescovo di Cagliari Monsignor Paolo Botto arriva accompagnato dal popolarissimo Don Marcellino, suo segretario. La sua automobile percorre gran parte di quella periferia abbandonata prima di giungere, impolveratissima a causa delle strade, a destinazione. Gli vanno incontro tanti ragazzi che circondano l'auto e lo accompagnano festanti, tra urla di gioia e applausi sino all'ingresso dell'asilo. Il vescovo attraversando quel nuovo quartiere si rese conto, forse per la prima volta, dello stato di abbandono di quella parte di Cagliari e percorrendo quelle strade sgangherate poté constatare anche le condizioni di vita di quelle numerose famiglie. E molto si commosse quando vide che quel luogo, preparato per quella cerimonia, sembrava appartenere ad un altro mondo: un giardino pulito, tutto fiorito e addobbato nei minimi particolari. Lo riconobbe nell'omelia quando asserì: "Malgrado i tanti problemi che affliggono il vostro quartiere avete faticato tanto per rendere tutto bello in questo santo giorno. Bravi! Avete bisogno di tanto aiuto ed io vi aiuterò. E' un impegno e non una promessa." Queste parole, pronunciate da Monsignor Botto, per molti significarono un impegno alla costituzione della parrocchia in aiuto al quartiere; infatti da qualche tempo si iniziava a discuterne. Quella brava gente lo obbligò a pensarci seriamente per la prima volta!